17/10/17

17 ottobre, ore 18 la rivoluzione delle donne kurde a L'Aquila

Da Fuori Genere:

LA RIVOLUZIONE DELLE DONNE CURDE

Hanno imbracciato le armi per difendersi da sole contro l'avanzata dello Stato Islamico e i riflettori si sono accesi su di loro.

Ma le donne del movimento curdo esistono da molto prima della guerra e da anni lottano per la liberazione della donna, elemento imprescindibile per la liberazione della società.

Casematte, martedì 17 alle ore 18 ne parliamo insieme a Silvia, militante della solidarietà con il movimento delle donne curde.

A seguire aperitivo

16/10/17

REPORT DALL'ASSEMBLEA NAZ DELLE DONNE - ultimo giorno


DALLA DELEGAZIONE DEL MFPR 


Ieri assemblea plenaria, con le conclusioni dei Tavoli, le decisioni finali per il 25 novembre e ancora tanti e tanti interventi.

Durante l'assemblea una rappresentante delle donne kurde ha portato il sostegno all'assemblea e alla lotta delle donne in Italia, dicendo: abbiamo lo stesso obiettivo.

Verso le conclusioni, è stata presentata dalla compagna del Mfpr de L'Aquila, Luigia, promotrice della campagna per le prigioniere politiche, per Nadia Lioce, l'appello/mozione a difesa delle condizioni di vita e No al 41bis per Nadia Lioce. 
L'appello è stato accolto con un grosso applauso, come pure l'invito al presidio che si terrà a L'Aquila il 24 novembre in occasione dell'udienza del processo contro Nadia Lioce.
L'appello poi è stato sottoscritto da tante donne e altre invieranno le loro firme on line.


L'assemblea ha lanciato la manifestazione nazionale a Roma per il 25 novembre!
Ma questa volta - come è stato detto dalla gran parte degli interventi nei due giorni - sarà diversa dall'anno scorso, non sarà una passeggiata, un corteo "normale", ma sarà combattiva, esprimendo lo spirito di forza che dallo sciopero delle donne e dalle lotte che ci sono state in questi mesi e dall'assemblea è venuto fuori.
La manifestazione passerà e bloccherà alcuni dei luoghi Istituzionali simbolo della politica oppressiva e di attacco verso le donne, in particolare dal Ministero del Lavoro e dal Ministero degli Interni, del famigerato Minniti.


Unanime è stata la denuncia del carattere sistemico, strutturale della violenza sessuale, frutto di questo sistema capitalista. 
Certo, su come liberarsi di questo sistema capitalista, vi sono diverse posizioni, espressione anche della differente condizione di classe dentro il movimento delle donne, ma  la coscienza che questa violenza è strutturale a questa società, sgombera sempre più il campo da ogni illusione riformista che si possa mettere fine alla violenza sessuale lasciando in piedi il sistema sociale che la genera.

 
Lavoratrici delle coop. sociali di Palermo
e lavoratrici della Sodexo
 Il Tavolo sul lavoro insieme alla piattaforma, ha portato a tutta l'assemblea la proposta di un'inchiesta/autoinchiesta dei luoghi più simbolici dello sfruttamento e oppressione delle lavoratrici, finalizzata a costruire un collegamento, una rete delle realtà e lotte delle lavoratrici; insieme al fatto di andare nelle vertenze più importanti per "toccare con mano" la situazione e dare forza alle donne in lotta. E' quella "marcia delle donne", portata come indicazione dalle lavoratrici del Mfpr, che così comincia a concretizzarsi. 

Forte da vari Tavoli e interventi è venuta la denuncia delle politiche securitarie, le politiche repressive, come dell'azione razzista contro i migranti e le migranti di Minniti, con gli accordi criminali fatti in Libia.
Una proposta su questo che è uscita in assemblea è di fare il 4 novembre iniziative nelle varie città verso le caserme, contro la polizia, i carabinieri - i cui uomini stupratori, violentatori, non sono "mele marce" - ha detto una compagna di Torino - ma parte di un sistema organico fascista, sessista della polizia.
Così come è stata forte e unanime la denuncia dell'azione della Boldrini che proprio vicino al 25 novembre presenterà il piano del governo sulla violenza sessuale, che è di fatto un piano di controllo, di repressione della socialità.
Per questo è uscita dall'assemblea di ieri l'indicazione di una giornata di mobilitazione - intermedia al 25 novembre - contro questo piano del governo. Le compagne romane hanno proposto che questa giornata sia il 17 novembre dato che in questo giorno vi sarà la discussione Stato/regione su questo piano al Dipartimento delle pari opportunità. 
Ma soprattutto, come ha detto qualcuna e noi siamo d'accordo, per contrapporsi alla violenza dello Stato - che impone una sorta di "dittatura della violenza" - è giusta la violenza delle donne.
Una violenza rivoluzionaria, aggiungiamo noi, per rovesciare il sistema del capitale.

Come ha detto nel suo intervento la compagna del Mfpr di Milano, Giovanna, e le lavoratrici di Palermo, questa assemblea ha segnato un passo avanti; da questa assemblea usciamo più forti. E la manifestazione del 25 novembre deve essere espressione di questa forza, che ha trovato nello Sciopero delle donne una prima e grossa manifestazione.
La lotta delle donne deve far paura - come l'ha fatta la radicalità delle donne che sono state ai G7, al G20 dove i padroni del mondo decidono i nostri destini. Noi vogliamo esprimere lo spirito irriducibile delle donne. 
L'elemento che ha segnato la differenza in questa assemblea nazionale è stata la presenza, gli interventi, lo spirito portato direttamente dalle lavoratrici, dalle loro lotte, che uniscono parole e fatti.

Le posizioni si sono meglio espresse e anche delimitate. L'azione da "cappello", imbrigliante di nudm di Roma ha dovuto fare un passo indietro.

ORA ANDIAMO VERSO UN 25 NOVEMBRE FORTE E COMBATTIVO!

15/10/17

NUOVO REPORT DALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE DONNE - da ieri pomeriggio

Dal Tavolo lavoro - il Tavolo più partecipato e più importante.
POMERIGGIO DEL 14 OTTOBRE
 
Vari altri interventi si sono succeduti. Molto buono e molto applaudito quello delle lavoratrici della Sodexo che, nel raccontare la loro lotta, la repressione subita dopo lo sciopero delle donne, hanno detto una questione chiave (ripresa anche da altri interventi):
non bisogna fare solo parole, dobbiamo fare i fatti! E questo anche per la manifestazione del 25 novembre, che non deve essere una "passeggiata", ma un corteo combattivo, "contro", proponendo una tappa al Ministero del Lavoro.
Nello stesso tempo queste compagne hanno posto un problema chiave, di lotta e critica anche nel movimento sindacale, nei sindacati di base: occorre - hanno detto - una nuova forma sindacale che metta in evidenza il protagonismo delle donne.
Questo è importante. Le lavoratrici del Mfpr è da anni che portano avanti questa battaglia; questo fa sì che lo Slai cobas per il sindacato di classe, in cui sindacalmente stiamo e che abbiamo contribuito ad organizzare, sia diverso dagli altri sindacati di base, perchè le donne, lavoratrici, disoccupate, precarie, ne sono il cuore e la forza organizzata, decisionale, determinante nelle posizioni, nelle lotte, nelle concezioni, su cui le lavoratrici fanno una battaglia critica quotidiana ideologica e pratica nell'insieme dei lavoratori, come a volte nel corso delle lotte.
Nella preparazione dei primi scioperi delle donne e in quello dell'8 marzo scorso questo problema è emerso ed è stato un terreno di lotta/critica verso alcuni sindacati di base, dal dirigente dello Slai cobas ufficiale di Pomigliano, all'Usb, al Si,cobas, trovandoci a volte a dover affrontare un'atteggiamento di sottovalutazione della questione anche da parte delle stesse lavoratrici iscritte a questi sindacati di base).


Tornando all'assemblea.

Anche da altri interventi di realtà di lavoratrici sta venendo fuori in questa assemblea nazionale un aspetto che è un passo avanti rispetto alla precedente assemblea nazionale di Roma: questa volta le lavoratrici non sono un "tema" ma sono un soggetto reale, che si prendono in mano il Tavolo sul lavoro.
C'è molto più forte la volontà e necessità di mettersi in collegamento, di fare "rete" tra le realtà in lotta delle lavoratrici.
Non, però, un collegamento virtuale, ma soprattutto reale, da qui le proposte: le femministe devono entrare nei posti di lavoro se le lavoratrici hanno dei problemi; la questione dell'inchiesta nei posti di lavoro delle donne; la proposta da noi portata della "marcia delle donne" - che è il modo concreto per poter fare inchiesta diretta parlando con le lavoratrici, per poter entrare nei luoghi di lavoro, e dare forza alle lavoratrici.

Vari interventi di donne di Torino hanno posto la necessità di una radicalizzazione delle lotte. E' stato detto: sulle varie tematiche, non chiamiamole "campagne" ma lotte.
E hanno raccontato le buone iniziative fatte a Torino, a partire da quella contro il giudice che aveva assolto uno stupratore perchè la donna "non aveva gridato durante la violenza sessuale".

Poi, facendo riferimento agli interventi delle lavoratrici delle cooperative sociali, hanno parlato della necessità di collegamento di queste realtà lavorative; della femminilizzazione del lavoro, riprendendo anche il discorso dell'inchiesta.
Un altro intervento di Torino ha posto con forza la necessità di alzare il tiro nella lotta contro i padroni, che non sono "pezzi di merda" solo perchè ti molestano, ma perchè sono padroni. 


Nel Tavolo e nell'assemblea stanno emergendo, più chiaramente per tutte, che vi è una differenza con le posizioni delle organizzatrici romane di Nudm e quindi che occorre fare una lotta di posizione per far andare avanti la mobilitazione che serve.
Questo si è visto in modo chiaro quando nel pomeriggio sono intervenute le compagne di Roma che nella precedente assemblea nazionale a Roma gestivano l'assemblea. Anche a Pisa, sia pur in una situazione non "in mano loro", hanno cercato di mettere un "cappello", di annacquare lo spirito combattivo che fino ad allora vi era stato nell'assemblea (qui significativa è la denuncia di una compagna di nudm di Pisa che ha detto incazzata che a Roma non si quaglia, si dichiarano obiettivi ma non si fanno le lotte), sia cercando di riportare il dibattito su un confronto freddo e inutile sulle piattaforme fatte a tavolino (reddito di autodeterminazione che dovrebbe "liberare" le donne dal lavoro salariato, dallo sfruttamento (sic!) - welfare state - gender gap, ecc.); sia proponendo una tappa intermedia al 25 novembre, con una campagna/giornata contro le molestie sessuali, che a Roma potrebbe farsi verso il Dipartimento delle pari opportunità, il Ministero del Lavoro, ma in una logica riformista e perdente di "interlocuzione", e col risultato di depotenziare il corteo del 25 novembre che invece tante vogliono che alzi il tiro dello scontro col governo e lo Stato. D'altra parte questa proposta di campagna contro le molestie sessuali porta una visione delle lavoratrici come "vittime".
A questo giustamente ha risposto una compagna di Bologna dicendo che le lavoratrici non sono vittime, ma piuttosto non trovano punti di riferimento, non sanno come uscirne.

Altri interventi sono tornati sullo sciopero delle donne per valorizzarlo e dire che ora non deve essere messo da parte, occorre rifarlo e inserire la questione dello sciopero delle donne in tutte le battaglie che facciamo.
Lo Sciopero delle donne ha messo in campo dei rapporti di forza, non legati solo alla questione lavoro ma a tutti gli aspetti dell'oppressione.
A parte i momenti assembleari molto utili sono i momenti di pausa, per parlare direttamente tra le varie realtà, scambiarsi esperienze di lotte, prendere contatti diretti.
 
(OGGI ASSEMBLEA PLENARIA)


da MFPR

14/10/17

Ore 15,30 - Dall'assemblea nazionale delle donne

Ore 15,30
 
All'assemblea nazionale delle donne in corso a Pisa, c'è una buona partecipazione, in termini di numero più o meno come la precedente. Al Tavolo sul lavoro, tra quelli con più presenze, vi sono circa 80 donne (pochissimi uomini).
Il clima è positivo, unitario, propositivo - in questo sì, un pò diverso da quello che vi era all'assemblea di Roma, in cui il ruolo delle donne romane alla presidenza era un pò pesante e fastidioso nel contingentare e discriminare sui tempi e il tipo di interventi, come sulla possibilità di avere spazio per mettere materiali delle varie realtà, affiggere manifesti, ecc. Questa volta invece vi sono tanti banchetti con pubblicazioni, tra cui il nostro del MFPR, che permettono di conoscere e scambiare materiali, manifesti e locandine, ecc.

La compagna di Taranto del Mfpr, Fiorella, partendo dalla sua realtà di lavoratrice dei servizi nelle scuole, ha raccontato la realtà della condizione ultraprecaria delle lavoratrici a Taranto ma nello stesso tempo delle loro lotte; ha parlato anche dell'Ilva e degli effetti che ha la politica di padroni e governo di attacco alla salute che investe tutti, anche donne e bambini.
A fronte di questa dura realtà, Fiorella ha posto in modo molto netto che non è con i "tavoli" che dobbiamo fare la lotta, ma occorre scatenare e organizzare la ribellione delle donne, delle lavoratrici, delle donne dei quartieri inquinati.

La rappresentante di Palermo, Giorgia, delle precarie assistenti disabili delle scuole in lotta, ha portato il vento combattivo della lotta in corso (ieri, prima di partire era ad uno dei tanti presidi/occupazione), ha raccontato questa lunga e articolata battaglia che sta usando mille forme di lotta, ha denunciato come a questa indomabile ribellione delle lavoratrici lo Stato risponde con le denunce, la repressione, ma niente e nessuno può fermare la lotta e la nostra resistenza. Anzi, ha
aggiunto, attraverso questa lotta tante lavoratrici hanno preso coscienza che oltre all'attacco al lavoro, c'è la questione della violenza contro le donne, e che quindi tante iniziative sono state fatte a Palermo anche contro femminicidi, stupri, nei processi contro gli assassini di donne.

La combattività di queste lavoratrici, dei loro interventi è stata sottolineata da applausi e anche in alcuni interventi di altre donne. Tante poi si sono avvicinate per sapere di più, per scambiarsi contatti.

La compagna del Mfpr di Palermo, Donatella, unendosi ad altre compagne che erano intervenute sullo sciopero delle donne, per valorizzarlo ma per porre anche il problema di come unire ancora di più tante realtà di donne, lavoratrici, ha ripreso il significato "storico" dello sciopero delle donne, che ha unito tante donne di diverse città, posti di lavoro, realtà; esso - ha detto la compagna - è un'arma di fase per porre con forza la questione della condizione di sfruttamento e oppressione delle donne a 360° e i nostri bi/sogni che la piattaforma portata avanti dal Mfpr ha cercato di sintetizzare; una piattaforma diversa che pone anche la necessità per realizzarla di rovesciare questo sistema sociale e costruire una nuova società.
E per questo, ha detto Donatella, non vogliamo e non possiamo delegare - portando una chiara denuncia del ruolo nefasto della Cgil/Camusso.
In risposta poi a chi poneva, giustamente, il problema di estendere lo sciopero, riuscire ad unire tante altre realtà in un nuovo sciopero, la compagna del Mfpr ha proposto di organizzare una "marcia delle donne" che tocchi luoghi in cui c'è stato lo sciopero delle donne dell'8 marzo scorso e luoghi emblematici della condizione di sfruttamento e oppressione delle donne - portando su questo l'esperienza nuova fatta dal Mfpr nel sud.

Altre, riprendendo la necessità di collegare varie realtà, superando i limiti dello sciopero delle donne dell'8 marzo che non è ancora riuscito ad estendersi in tante realtà, hanno proposto di realizzare un'inchiesta dei luoghi di lavoro al servizio di un miglior collegamento delle realtà lavorative.

Altri interventi, insieme ad un ritorno sulla questione di un nuovo sciopero delle donne, hanno posto la necessità di sviluppare subito una mobilitazione forte contro la politica repressiva, di militarizzazione portata avanti dal governo e dal suo massimo rappresentante, Minniti che porta avanti tagli ai servizi sociali, alle fasce più deboli, ai migranti, e che ai femminicidi e stupri risponde organizzando "sportelli" nelle questure, una politica che è un anello chiave della repressione.
Qui alcune hanno proposto di organizzare per il 4 novembre presidi alle caserme contro la repressione e la militarizzazione.

Brevi note anche dal Tavolo contro la violenza sulle donne. Qui il dibattito è stato anche in alcuni momenti vivace per le differenze di posizioni. La compagna del Mfpr di Milano, Giovanna, ponendo le ragioni sistemiche, strutturali della violenza sessuale contro le donne, ha criticato la linea di ridurre la lotta a richieste a Stato, Istituzioni.

Bene sta andando anche, soprattutto nella pausa dell'assemblea, la raccolta firme per la difesa delle condizioni di vita delle prigioniere politiche e la fine del regime del 41bis per Nadia Lioce, per cui le compagne del Mfpr hanno portato e distribuito l'appello.
(CONTINUA)

UN FORTE SALUTO ALLE COMPAGNE DEL MFPR CHE SONO ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE DONNE A PISA


Poco fa le compagne del Mfpr di Palermo e di Taranto e la rappresentante delle lavoratrici slai cobas per il sindacato di classe di Palermo in lotta hanno portato il loro intervento accolto con forti applausi al Tavolo sul lavoro dell'assemblea nazionale delle donne, organizzato dal movimento nudm che si sta tenendo a Pisa; un'altra compagna del Mfpr di Milano partecipa al Tavolo sulla violenza contro le donne.
Le compagne del Mfpr hanno portato all'assemblea anche opuscoli, materiali sulle tematiche centrali: Dall'opuscolo "Uccisioni delle donne, oggi", al ricco dossier sullo sciopero delle donne dell'8 marzo; dal foglio sulla "marcia" che l'Mfpr fece l'anno scorso al Sud nei luoghi più emblematici della realtà delle operaie e delle ragazze, al ruolo delle donne, compagne contro i G7/G20, ecc.
Seguiremo, per quello che è possibile l'assemblea. Ma soprattutto daremo un ampio resoconto al ritorno delle nostre compagne.

Femminismo: il paradigma della Violenza/Non-Violenza


E’ importante e utile dare una definizione stretta di violenza perché è in atto una semplificazione, voluta e fuorviante, dei termini violenza e non-violenza che sono stati trasformati in meta-concetti, privi di specificazione e collocazione.
Si intende per violenza l’atto o l’insieme di atti con cui un soggetto privato, sociale, istituzionale interviene nella possibilità di un altro soggetto, anche questo privato, sociale, politico, impedendogli un comportamento spontaneamente realizzabile e/o imponendogli un ruolo ed una collocazione.
Dalla definizione di violenza nasce la correlazione tra la stessa e la forza che permette alla prima di realizzarsi.
In questa società la legittimità dei mezzi garantisce la giustezza dei fini. La legalità è legittimità riconosciuta, la violenza legale è, pertanto, l’unica violenza legittima.
Infatti, la violenza viene praticata in e nei confronti di un’area sociale che non coincide con quella dei detentori del potere. E lo sforzo è tutto teso affinché questo uso della forza e i relativi comportamenti violenti siano accettati e interiorizzati nel costume dei più.

13/10/17

NO ALLA REPRESSIONE VERSO I LAVORATORI ALESSIA E LORENZO

LIBERTA’ DI PAROLA PER I LAVORATORI e LE LAVORATRICI

Alessia e Lorenzo sospesi per 4 mesi e denunciati perché in un’ intervista radiofonica difendono i diritti dei lavoratori, delle lavoratrici e degli utenti della sanità. La voce di chi lotta per una sanità pubblica, gratuita, universale e di qualità non può essere silenziata da provvedimenti di tipo repressivo da parte dello strapotere delle aziende che con il supporto di leggi come la Brunetta e la Madia si permettono di decidere sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici.
Le nostre voci e le nostre grida devono diventare tantissime e rumorose per fermare la repressione delle aziende e per opporci al silenzio dei sindacati collaborazionisti.
La lotta di Alessia, Lorenzo e del Coordinamento dei lavoratori e delle lavoratrici dello Spallanzani vorremmo diventasse quella di tutti e tutte perché è la lotta per difendere la nostra Salute: Roma è l’unica tra le 28 capitali dell’Ue ad avere peggiorato i suoi indicatori di salute negli ultimi anni.
Tagli, privatizzazioni, esternalizzazioni dei servizi, blocco delle assunzioni, favorire servizi come l’intramoenia, liste d’attesa di mesi, lo sfruttamento dei lavoratori non hanno fatto altro che corrodere il sistema sanità pubblica fino a portare ad un aumento della mortalità e ad un peggioramento delle malattie croniche.
Il 18 luglio davanti a questo Istituto centinaia di persone hanno portato solidarietà a Lorenzo ed Alessia. Tre mesi dopo torniamo davanti a questo Istituto per dimostrare che Alessia e Lorenzo non sono soli e per chiedere l’ immediata revoca delle sospensioni e della denuncia penale.

Vogliamo rispetto per i lavoratori, le lavoratrici e le loro condizioni di lavoro, rivendichiamo il diritto ad un orario che non ci riduca allo stremo, chiediamo assunzioni stabili, vogliamo la fine dei ricatti e dei provvedimenti disciplinari, pretendiamo tutto quello che ci spetta e non ci stancheremo di lottare per ottenerlo.

SABATO 21 OTTOBRE ORE 10
ENTRATA SPALLANZANI - VIA PORTUENSE 292

ASSEMBLEA PUBBLICA E MOBILITAZIONE
 

Coordinamento Lavoratori e Lavoratrici Spallanzani

Lavoratori Lavoratrici e Utenti della Sanità